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Riflessioni · Prendersi cura di sé

La sofferenza ha diritto di essere ascoltata.

Quando il corpo fa male, tendiamo a prendercene cura. A volte perché il dolore è così invadente da non poterlo ignorare. Con la sofferenza psichica, invece, può accadere di abituarci a sopportare.

Possiamo rimandare, minimizzare, dirci che passerà. Oppure pensare che chiedere aiuto sia giustificato soltanto quando non riusciamo più a farne a meno. I pregiudizi sulla salute mentale possono rendere ancora più difficile questo passo.

Non serve una graduatoria del dolore

«In fondo non ho diritto di lamentarmi: c’è tanta gente che sta peggio di me.» È un pensiero che può portarci a mettere da parte ciò che sentiamo.

Credo che la nostra sofferenza non debba essere confrontata con quella degli altri per meritare ascolto. Se non stiamo bene, ciò che viviamo ha diritto di essere riconosciuto, anche quando, sulla carta, tutto sembra funzionare.

La sofferenza psichica ha diritto di esistere.

Riconoscerla, ascoltarla e smettere di sminuirla può essere il primo passo per prenderci cura di noi. Non dobbiamo dimostrare che il nostro dolore sia abbastanza grande.

Abituarsi non significa stare bene

«Sono abituata, sono abituato a vivere così. Per me è normale.» Possiamo adattarci a molto, anche a situazioni relazionali che ci fanno soffrire. Ma un conto è riuscire a resistere, un altro è sentire di vivere una vita che ci corrisponde.

La capacità di tollerare non ci obbliga a continuare a farlo. Possiamo chiederci come stiamo, che cosa desideriamo e se ci sia un modo diverso di abitare la nostra quotidianità.

Prendersi cura anche di ciò che non si vede

Attraversare momenti difficili fa parte dell’esperienza umana. Nella sofferenza non c’è nulla di cui vergognarsi. Riconoscerla non ci rende meno capaci o meno degni di amore.

Per me, ammettere che qualcosa non va e provare ad affrontarlo è un atto di coraggio. Desidero dare spazio al bisogno di prenderci cura anche di ciò che non è visibile agli occhi.

Prenderci cura di noi per ciò che siamo, nella nostra complessità.

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